Space X – parte 2: i dettagli

La notizia è ufficiale: SpaceX si quota al Nasdaq con il ticker SPCX. Si tratta della più grande IPO della storia. L’azienda viene valutata l’incredibile cifra di 1.780 miliardi di dollari (vicina ai 2.000 miliardi), superando nettamente vecchi record come quelli di Visa, Saudi Aramco o Alibaba. Tuttavia, dietro i titoli entusiastici dei giornali si nascondono dei meccanismi tecnici che ogni investitore deve comprendere per non farsi male. Spieghiamo cosa sta succedendo senza utilizzare il gergo per addetti ai lavori.

1. Il paradosso del “Flottante”: un gigante con lo scatto da matricola

Anche se SpaceX vale quasi 2.000 miliardi di dollari, Elon Musk metterà in circolazione sul mercato solo una piccolissima fetta di azioni, pari a circa il 4,3% del totale (circa 75 miliardi di dollari). Questo pacchetto di azioni effettivamente scambiabili si chiama flottante.

  • Cosa comporta? Poiché le azioni liberamente scambiabili sono pochissime rispetto alla dimensione dell’azienda, la liquidità sarà ridotta. Questo significa che SpaceX, nonostante sia un gigante, potrebbe muoversi con la fortissima volatilità tipica di una piccola matricola, mettendo a segno balzi o scivoloni improvvisi. La storia insegna che per le grandi IPO oscillazioni di prezzo superiori al 50% sono del tutto normali.

2. La guerra degli Indici: Nasdaq dice “Sì subito”, S&P dice “No”

Quando una società così grande si quota, i grandi fondi comuni e gli ETF che replicano i mercati (i cosiddetti investitori passivi) sono obbligati a comprare il titolo per inserirlo nei loro panieri. Qui è scoppiato un vero e proprio giallo tecnico:

  • Il Nasdaq ha cambiato le regole per fare entrare SpaceX in soli 15 giorni. Ha persino introdotto un “moltiplicatore” che triplica artificialmente il peso iniziale del titolo per pomparlo all’interno dell’indice.

  • S&P Dow Jones ha invece negato l’ingresso rapido, rimandando tutto al 2027 perché esige che l’azienda dimostri prima un anno di bilanci ufficiali e utili positivi.

Questo rinvio ha congelato una montagna di acquisti automatici (circa 13,4 miliardi di dollari), ma gli speculatori si stanno già muovendo in anticipo per “fregare il tempo” al mercato.

3. Il “Muro delle Vendite” a fine giugno

Il report evidenzia un rischio temporale molto preciso. Per comprare in modo forzato le azioni di SpaceX entro metà luglio (operazione che richiederà circa 16 miliardi di dollari), molti fondi d’investimento saranno costretti a vendere altri titoli in loro possesso per fare cassa.

Gli analisti stimano che questo effetto, unito ai normali bilanciamenti di portafoglio di fine trimestre, creerà un muro di vendite sul mercato azionario da oltre 150 miliardi di dollari. La coincidenza temporale di questi movimenti potrebbe creare forti scossoni sui mercati proprio a ridosso del debutto.

4. Le stime “Stonanti” sull’Intelligenza Artificiale

Per giustificare il prezzo di 135 dollari ad azione e una valutazione così astronomica, i broker stanno pubblicando proiezioni incredibili (definite “moonshot”, ovvero scommesse sulla luna):

  • Prevedono che SpaceX superi i 1.000 miliardi di dollari di ricavi nel 2031.

  • La cosa sorprendente è che, secondo queste stime, i razzi spaziali e i satelliti Starlink diventeranno marginali. Ben il 74% dei ricavi futuri dovrà arrivare dall’Intelligenza Artificiale, grazie alle infrastrutture di calcolo che SpaceX sta costruendo.

Attenzione, però: il report ricorda che queste sono solo ipotesi pubblicate dalle banche per “vendere” bene l’operazione, e non dati storici certi. Nel 2025 la sezione AI di SpaceX fatturava “solo” 3,2 miliardi: l’incertezza è quindi altissima.

Conclusione

SpaceX è un’azienda straordinaria che accenderà l’entusiasmo dei piccoli risparmiatori, ma dal punto di vista tecnico si presenta come una vera e propria polveriera di flussi finanziari. Lo stesso meccanismo automatico che potrebbe far volare il titolo nei primi giorni, potrebbe trasformarsi in un acceleratore di vendite se il mercato dovesse girare al ribasso.

Guardare da lontano il debutto del 12 giugno, aspettando che i prezzi si stabilizzino, rimane la scelta più consapevole per proteggere il proprio capitale.