SpaceX punta al Nasdaq: tra sogni di Borsa e la bolla del mercato da 26.500 miliardi

Nel mondo della finanza ci sono notizie destinate a ridefinire non solo i portafogli, ma l’intera percezione di ciò che è “misurabile” sui mercati. Negli ultimi giorni la notizia ha fatto il giro del mondo: SpaceX ha depositato ufficialmente il modulo S-1 per sbarcare al Nasdaq con il ticker SPCX, puntando a una valutazione stratosferica di circa 1,75 mila miliardi di dollari (1.75 Trillion).

Come consulente e analista tecnico, quando un colosso di questa portata decide di aprire i propri libri contabili, il mio compito non è farmi trascinare dall’entusiasmo della narrativa di Elon Musk, ma analizzare i numeri reali e, soprattutto, le macro-assunzioni su cui si regge questo collocamento.

E c’è un dato all’interno del prospetto che ha fatto letteralmente saltare sulla sedia gli analisti di Wall Street: la stima del TAM (Total Addressable Market).

Che cos’è il TAM e perché la cifra di SpaceX è “fuori scala”?

Per chi non mastica la terminologia tecnica, il Total Addressable Market rappresenta il mercato potenziale massimo a cui un’azienda può ambire se ottenesse il 100% della quota disponibile.

Ebbene, nel prospetto informativo, SpaceX dichiara un TAM complessivo di 28,5 mila miliardi di dollari. Per darvi una proporzione macroeconomica: parliamo di una cifra che supera l’intero PIL degli Stati Uniti.

Ma andando a scorporare questa cifra emerge la vera scommessa di Musk:

  • Il mercato strettamente legato allo Spazio e alla connettività satellitare (Starlink e soluzioni “space-enabled”) vale circa 2 mila miliardi. Una cifra imponente, ma realistica.
  • I restanti 26,5 mila miliardi di dollari di mercato potenziale derivano interamente dall’Intelligenza Artificiale (Enterprise AI).

SpaceX o una Big Tech dell’AI? L’acquisizione di xAI e l’accordo con Anthropic

Questa virata iperbolica verso l’intelligenza artificiale spiega le mosse societarie degli ultimi mesi, inclusa la discussa operazione con cui SpaceX ha inglobato la startup xAI (l’azienda dietro l’algoritmo Grok), e i massicci investimenti in potenza di calcolo (il calcolo computazionale ha guidato oltre il 60% della spesa in conto capitale del gruppo).

I dati emersi rivelano accordi commerciali che definire monumentali è riduttivo: colossi dell’AI come Anthropic stanno pagando a SpaceX qualcosa come 1,25 miliardi di dollari al mese (15 miliardi l’anno) per usufruire della sua infrastruttura di calcolo. In pratica, una sola azienda di intelligenza artificiale sta per generare la stragrande maggioranza dei ricavi commerciali dell’intera SpaceX.

La riflessione del consulente: Visione strategica o eccesso di valutazione?

Davanti a multipli del genere e a stime di mercato così aggressive, l’investitore consapevole deve applicare il massimo rigore analitico.

La valutazione di 1,75 mila miliardi di dollari riflette già l’ipotesi che la crescita di Starlink e la monetizzazione dell’AI procedano senza il minimo ostacolo. Quando un’azienda proietta un TAM basato sull’assunzione che l’AI pervaderà e sostituirà intere fette dell’economia globale sotto la propria “infrastruttura”, il confine tra capitalizzazione del valore futuro e bolla speculativa sui multipli si fa sottilissimo.

Dal punto di vista dell’asset allocation, l’ingresso sul mercato pubblico di SPCX (previsto in autunno, in parallelo alla quotazione riservata che sta preparando la rivale OpenAI) drenerà enormi quantità di liquidità dal settore tecnologico tradizionale. Sarà fondamentale monitorare gli indicatori di momentum (RSI e MFI) sui competitor diretti non appena i flussi inizieranno a muoversi.